abbandono… – Cristina Gafton

abbandono…

mi abbandono al freddo buio
che avvolge questa stanza…
più aspetto il tuo ritorno..
più i miei pensieri giocano
tra inqiuetanti fantasie…
gelosia… forse troppa…
ma lacera dentro
come un terremoto…
forse solo pensieri stupidi..
ma ti amo e mi abbandono…
al freddo buio che avvolge la nostra stanza…
da quando ti aspetto…

Cristina Gafton

A lungo andare Giuseppe Stracuzzi

A lungo andare

A lungo andare il campo di sentieri
diventa impervio,
ora sono cambiate le stagioni,
vago ancora nel mare di pensieri
tratteggiati di foglie secche e spine,
il cuore fa la parte di nocchiero
con la ruota a caviglie
in mezzo al vento
e le vele spiegate
tra gli scogli
traccia la rotta sulle illusioni
dove tende la barra del timone.
Un qualche fiore bello mi conduce
sbocciato nel giardino di parole,
passa attraverso isole di baci
per sogni che si accendono la notte.

Giuseppe Stracuzzi

Un giorno potrai cominciare ad amare qualcuno Gianni Marcantoni

Un giorno potrai cominciare ad amare qualcuno

Un giorno potrai cominciare
ad amare qualcuno con tutto
te stesso senza capire di stare
sbagliando tutto, ma se
ad un dato momento lo capirai,
potrai allora cominciare
a riprendere in mano la tua vita.

Sarà molto difficile, ma la sofferenza
è per tutti il più grande ostacolo
che potrà essere superato con
il tempo necessario che gli occorre.

Gianni Marcantoni

Refugium Peccatorum Jeannot

Refugium peccatorum

Ho pregato per te,
ho pregato per noi!
Il Cristo immobile sembrava sorridere
delle nostre miserie
anche tu, confusa, gli hai chiesto chi era.
Un certo poeta, davanti a Dio
li vide “diritti come fusi”
io vedo te in ginocchio
come la Maddalena
ed ecco un esplodere
di candide voci innocenti
mentre i nostri sguardi si incrociano
trattenendo la rugiada degli occhi.
No! Il diavolo non piange perché
non può godere di questa gioia!
Un altro “Gesù” si sbraccia
sotto il Cristo immobile
ed anch’egli, là sotto,
non può che far finta d’arrabbiarsi,
anche Dio non può
perché esiste per perdonare!
I “musetti” si distraggono
e l’armonia si frantuma
per poi riaccendersi di nuovi colori.
Tu penetri nel “mio mondo” e vivi con me
questo meraviglioso momento.
Ho voglia di cantare più forte,
di urlare la mia gioia perché anche
noi, in quel momento, siamo i “simili” di Dio!

Jeannot

Solo una mamma Genny Caiazzo

Solo una mamma

Solo una mamma legge le tue paure,
conosce la tua sofferenza,
ti soccorre, ti aiuta, ti protegge,
c’è sempre anche quando
mostri il peggio di te,
vede le lacrime del cuore,
l’essenza del dolore,
solo una mamma…
ti ama e ti da senza volere nulla in cambio
e sarebbe pronta a morire per te,
lei prega per il tuo futuro e piange per te,
e il suo sorriso vive solo se vede sorridere te,
solo una mamma….
Può darti tutto quello che
il resto del mondo non potrà mai darti,
tra forti tempeste, squilibri, rabbie, sofferenze,
lei c’è e ci sarà sempre,
è questo ricordatelo puo farlo…
solo una mamma.

Genny Caiazzo

Ti amo come – Nazim Hikmet

Ti amo come – Nazim Hikmet

Ti amo come se mangiassi il pane spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l’acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi
pieno di gioia pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.

 

LAMPEDUSA – Antonio Cattino

LAMPEDUSA di Antonio Cattino

Se c’è quel Dio che il tuo cuore agogna

O uomo che rincorri ogni speranza

per uscire dalla solitudine infernale

di tua umana condizion finita;

E’ proprio lì, in quell’isola  lontana

ove s’affollano le estreme sofferenze

d’una umanità persa nel tempo

e le speranze  e sogni di riscatto

dalla miseria estrema a dalla morte

che mietitrice avida rincorre

ogni  apparir  di vita  nel deserto;

Sicuramente è lì, a Lampedusa

fra gli stracci fradici ed intrisi

dell’acqua salsa di quel mar nemico

azzurro cimitero senza bare

per  vite che non hanno mai contato

se non per i tristi mercanti di sventure;

E’ lì che io mi porto col pensiero

quando le notti di Natale rinnovo

in gremita cattedrale  la ricorrenza

d’un bimbo  che tradizione vuole

sia nato sulla paglia di una stalla;

vedo nel rito accomunati

sfruttati, sfruttatori ed affaristi

in tempio dorato e maestoso

fra l’orrido scintillio delle ricchezze

fra lussuosi  abiti e gioielli;

 

Quel Dio, sta sicuro amico mio,
in quella chiesa è assente
ma nasce  fra gli scogli di quel mare.

Ps: La poesia è stata consigliata dal sig. Ferruccio Palermo

 

Il cinque Maggio – Alessandro Manzoni

Il cinque Maggio – Alessandro Manzoni

Ei fu. Siccome immobile,
dato il mortal sospiro,
stette la spoglia immemore
orba di tanto spiro,
così percossa, attonita
la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima
ora dell’uom fatale;
né sa quando una simile
orma di pie’ mortale
la sua cruenta polvere
a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio
vide il mio genio e tacque;
quando, con vece assidua,
cadde, risorse e giacque,
di mille voci al sonito
mista la sua non ha:

vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
sorge or commosso al subito
sparir di tanto raggio;
e scioglie all’urna un cantico
che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,
dal Manzanarre al Reno,
di quel securo il fulmine
tenea dietro al baleno;
scoppiò da Scilla al Tanai,
dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri
l’ardua sentenza: nui
chiniam la fronte al Massimo
Fattor, che volle in lui
del creator suo spirito
più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida
gioia d’un gran disegno,
l’ansia d’un cor che indocile
serve, pensando al regno;
e il giunge, e tiene un premio
ch’era follia sperar;

tutto ei provò: la gloria
maggior dopo il periglio,
la fuga e la vittoria,
la reggia e il tristo esiglio;
due volte nella polvere,
due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,
l’un contro l’altro armato,
sommessi a lui si volsero,
come aspettando il fato;
ei fe’ silenzio, ed arbitro
s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio
chiuse in sì breve sponda,
segno d’immensa invidia
e di pietà profonda,
d’inestinguibil odio
e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago
l’onda s’avvolve e pesa,
l’onda su cui del misero,
alta pur dianzi e tesa,
scorrea la vista a scernere
prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo
delle memorie scese.
Oh quante volte ai posteri
narrar se stesso imprese,
e sull’eterne pagine
cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito
morir d’un giorno inerte,
chinati i rai fulminei,
le braccia al sen conserte,
stette, e dei dì che furono
l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili
tende, e i percossi valli,
e il lampo de’ manipoli,
e l’onda dei cavalli,
e il concitato imperio
e il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio
cadde lo spirto anelo,
e disperò; ma valida
venne una man dal cielo,
e in più spirabil aere
pietosa il trasportò;

e l’avvïò, pei floridi
sentier della speranza,
ai campi eterni, al premio
che i desideri avanza,
dov’è silenzio e tenebre
la gloria che passò.

Bella Immortal! Benefica
Fede ai trïonfi avvezza!
Scrivi ancor questo, allegrati;
che più superba altezza
al disonor del Golgota
giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri
sperdi ogni ria parola:
il Dio che atterra e suscita,
che affanna e che consola,
sulla deserta coltrice
accanto a lui posò.

 

Adolescenti – Vladimir Majakovskij

Adolescenti – Vladimir Majakovskij

Per i ragazzi c’è un sacco di roba da studiare.
S’insegna la grammatica a scemi d’ambo i sessi.

A me invece
m’hanno scacciato dalla quinta classe.
Hanno cominciato a sbattermi nelle prigioni di Mosca.

Nel vostro
piccolo mondo
di appartamenti
crescono ricciute liriche per le camere da letto.

Che vuoi trovarci in queste liriche da cani pechinesi?

A me, per esempio,
ad amare
l’hanno insegnato
nelle carceri di Butyrki.

M’importa assai della nostalgia per il bosco di Boulogne,
e dei sospiri davanti ai panorami marini!

Io, ecco,
m’innamorai
dallo spioncino della cella 103,
di fronte all'”Impresa pompe funebri”.

Chi vede tutti i giorni il sole
dice con sufficienza:
“Cosa saranno mai quei quattro raggi”!

Ma io
per un giallo illuminello
sopra un muro
avrei dato allora qualunque cosa al mondo.

 

Non t’amo se non perché t’amo – Pablo Neruda

Non t’amo se non perché t’amo – Pablo Neruda

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
O freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, entro l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
Dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato amore che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

 

Prodotto da Alessandro Greco | CEO

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