Com’è fatto il vino da messa?

Il Codice di diritto canonico prescrive che il vino per le celebrazioni liturgiche debba essere “naturale ex genimine vitis et non corruptum”, ossia proveniente dal frutto della vite (uva pura) e non sofisticato. In pratica l’uva deve essere integra e non ci deve essere alcuna aggiunta di altre sostanze. La sua genuinità viene garantita da verifiche su campioni da parte di un vicario, cui segue il sigillo della Curia: per questo motivo proviene in genere dalle vigne di conventi o di viticoltori autorizzati dal vescovo. ROSSO O BIANCO. Non ci sono indicazioni né sulle tipologie dei vitigni né sul colore: un tempo era prevalentemente rosso, il colore del sangue di Cristo; col tempo si è passati al bianco, per rendere meno evidenti le eventuali macchie sulle tovaglie dell’altare. Dovendosi conservare a lungo (la dose giornaliera è di circa 30 ml), si tratta di un vino liquoroso ad alta gradazione alcolica.

Fonte Rivista FocusD&R

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