Pablo Neruda

Posted By interessati on Gen 26, 2018 |


Ricardo Eliécer Neftalì Reyes Basoalto, meglio conosciuto come “Pablo Neruda”, è stato un poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento.

La sua vena poetica spaziava tra surrealismo e ralismo, dalla lirica civile o politica a quella intimista.

Amo l’amore che si suddivide

in baci, letto e pane.

Amore che può essere eterno

e può esser fugace.

Amore che vuol liberarsi

per tornare ad amare.

Diversi critici sostengono che il filo conduttore che gli si può attribuire, in riguardo alle sue poesie ed ai suoi racconti, è l’amore, per altri la vita.

Egli esprime un concetto drammatico e romantico della vita, in rivolta con le convenzioni, l’ordine costituito e le banalità della vita moderna e amante delle piccole cose e della sua terra e in rivolta con le convenzioni, l’ordine costituito e le banalità della vita moderna.

Egli scrisse diverse raccolte di poesie erotiche, sulla vita e sull’amore.

Concludiamo questo articolo sul grande scrittore Pablo Neruda con una delle sue più grandi poesie, Chiedo Silenzio.

CHIEDO SILENZIO
Pablo Neruda

Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.
Io chiuderò gli occhi
E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.
Una è l’amore senza fine.
La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.
La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.
La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.
La quinta cosa sono i tuoi occhi.
Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.
Amici, questo è ciò che voglio.
E’ quasi nulla e quasi tutto.
Ora se volete andatevene.
Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.
Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.
Accade che sono e che continuo.
Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i garni che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.
E’ che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.
Mai mi son sentito sé sonoro,
mai ho avuto tanti baci.
Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.
Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.

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